Buju Banton, Mark Anthony Myrie all’anagrafe, nasce a Kingston nel poverissimo quartiere di Salt Lane il 15 Luglio del 1973. Il termine Buju indica, nel linguaggio delle prime popolazioni giamaicane (Maroons), il breadfruit (frutto rotondo dell’albero del pane che cresce in Giamaica); la stessa parola veniva utilizzata come soprannome per i bimbi un pò in carne, e lo stesso fu per Mark.

Banton, invece, è un termine giamaicano che indica un racconta storie, e Mark lo adottò come tributo al grande deejay Burro Banton, che aveva sempre ammirato e imitato nel tono di voce rauco e profondo.

Mark era l’ultimo di ben quindici figli di una famiglia discendente direttamente dai Maroons, sua madre era una venditrice di strada mentre suo padre impiegato in una fabbrica di mattonelle.

Ancora giovanissimo, Buju si recava a tutti gli spettacoli dal vivo e alle dancehall locali di Denham Town, per ascoltare i concerti e le esibizioni dei suoi artisti preferiti, finchè all’età di 12 anni arrivò finalmente anche per lui il momento di prendere in mano il microfono e iniziare a improvvisare col soprannome di 'Gargamel', insieme a sound system come Sweet Love e Rambo Mango.

Nel 1986 il suo amico Clement Irie gli presentò il produttore Robert French, con il quale solo un anno dopo incise il suo primo singolo "The Ruler" grazie al quale iniziò a farsi un nome tra vari produttori come Patrick Roberts, Bunny Lee, Winston Riley e Bobby Digital. Nel 1988, a soli 15 anni, registrò la controversa "Boom Bye Bye" con la quale fece parlare di sè per lungo tempo.

Nel 1991, Buju iniziò a lavorare con la Penthouse Records di Donovan Germain e a collaborare con Dave Kelly, che più tardi fondò la Madhouse Records. In questo periodo incise pezzi di notevole successo tra cui "Bogle" ispirandosi al famoso ballerino, e la dibattutissima "Love Me Browning" (nella quale parla della sua preferenza per le donne dalla carnagione chiara) dopo la quale, viste le accuse di voler promuovere una mentalità colonialista che denigrava le donne dalla pelle scura, incise "Love Black Woman".

Il 1992 fu un anno esplosivo per Buju: l'uscita di "Woman Fi Sex" gli permise di superare Bob Marley per numero di singoli incisi in un anno, e vide la luce il suo album di debutto "Mr. Mention", dove raccolse tutte le sue hit più importanti. Fu anche l’anno che vide la ripubblicazione non autorizzata di "Boom Bye Bye", pezzo definito oltraggioso in Europa e negli Stati Uniti che gli costò la partecipazione al festival WOMAD (World of Music, Arts and Dance).

Dopo essersi scusato pubblicamente, nel 1993 Buju lancia un nuovo album, "Voice Of Jamaica", dai toni più pacati come in "Deportees" (traccia che critica i Giamaicani emigrati altrove in cerca di fortuna che non si sono più presi cura delle loro famiglie) o nel remix di "Tribal War" con Little Roy (tagliente condanna alla violenza politica) o ancora in "Willy, Don’t Be Silly" (che promuoveva il sesso sicuro e l’uso di contraccettivi, i cui proventi furono destinati a una fondazione a supporto dei bambini malati di AIDS).

Sempre nello stesso anno fu inoltre invitato a conoscere il primo ministro giamaicano P.J. Patterson e vinse diversi premi sia ai Caribbean Music Awards che ai Canadian Music Awards.

I testi di Buju trattano spesso di violenza, che non è altro che la realtà che i giovani giamaicani affrontano quotidianamente. Realtà con la quale si ritroverà faccia a faccia quando tre dei suoi più cari amici (Pan Head, Dirtsman e il cantante Mickey Simpson) furono uccisi in tre diversi scontri a fuoco a Kingston.

La sua risposta a questi episodi fu il singolo "Murderer", che condanna l'uso di armi andando anche un pò contro la linea che la dancehall prendeva in quegli anni, che invece spesso ne era a favore.

Il brano fu anche in grado di smuovere gli animi dei proprietari di diversi club che decisero di non lasciar più suonare più pezzi eccessivamente violenti ai loro party.

Nell'anno successivo Buju ricevette un altro brutto colpo emotivo, con la morte del suo amico Garnett Silk; questa perdita fu la spinta definitiva che portò l'artista ad abbracciare il movimento Rastafari.

Iniziò a far crescere i tipici dreadlock ed entrò a far parte del collettivo Yardcore Collective con artisti come Tony Rebel, Papa San e General Degree. Nelle sue performance e nei suoi brani iniziò quindi a venir fuori un tono più spirituale e piu conscious, riuscendo comunque a girare Europa e Giappone in tour con incredibili risultati di tutto esaurito a tutti i concerti.

"Til Shiloh" del 1995 fu un album di svolta, in primis per l'accompagnamento musicale di una vera e propria band invece che di una base sintetizzata, ma anche perchè segnava il passaggio dallo stile decisamente dancehall che l'artista aveva avuto finora verso un reggae assolutamente più roots. Buju affermò di aver avuto delle vere e proprie illuminazioni mistiche e questo nuovo album rispecchiava a pieno il richiamo verso quel credo.

Nell'album c'è anche "Untold Stories", un brano che rivela un Buju completamente distante da quello che aveva rivoluzionato la dancehall di allora. Considerato come uno dei brani più importanti della sua carriera, fu paragonato addirittura a "Redemption Song" di Bob Marley.

L'album ebbe grande impatto sulla scena dancehall di allora e comprovò, attraverso l'uso di testi conscious, il fatto che nè gli artisti nè il pubblico del genere avessero dimenticato il messaggio presente nel reggae.

Questo, però, non stava assolutamente a significare che la dancehall si fosse completamente distaccata da un tipo di liriche aggressive e violente, semplicemente l'album servì a costruire un sentiero verso una maggiore spiritualità all'interno di questa musica. Dopo la trasformazione di Buju, altri artisti come Capleton si convertirono alla fede e iniziarono a denunciare la violenza.

Nel 1996 Buju collabora a "Wanna Be Loved (Desea ser Amado)" con i Los Pericos, presente nell'album della Red Hot Organization, "Silencio=Muerte: Red Hot + Latin", i cui proventi furono devoluti per la prevenzione dell'AIDS.

"Inna Heights" del 1997 incrementò in maniera sostanziale la fama di Buju, in quanto l'artista si mise alla prova con le sue abilità di cantante registrando un gran numero di tracce dal sapore roots, tra cui le popolarissime "Destiny" e "Hills And Valleys". L'album includeva anche importanti collaborazioni come quelle con Beres Hammond e Toots Hibbert. Ebbe un po' meno successo di "Til Shiloh", ma fu comunque un lavoro molto apprezzato.

Nel 1998 Buju conobbe i componenti della band punk Rancid, e con loro registrò tre tracce: "Misty Days", "Hooligans" e "Life Won't Wait", che diede titolo all'album della band uscito nello stesso anno.

Nel 2000 Buju firmò con la Anti-Records, un ramo secondario della Epitaph Records di Brett Gurewitz, e lanciò "Unchained Spirit". L'album, un misto di diversi stili e collaborazioni come quelle con Luciano, Morgan Heritage, Stephen Marley e i Rancid, confermò come molti dei singoli registrati in quell'anno l'impronta spirituale di "Til Shiloh", allontanandosi sempre di più dal primissimo stile dell'artista.

Nel Marzo del 2003 uscì "Friends For Life", che conteneva per lo più brani anti-politici e anti-violenza come l'importante "Mr. Nine". L'album si concentra sul messaggio politico riferito alla migrazione dei popoli africani e dei loro discendenti e contiene addirittura un estratto di un discorso di Marcus Garvey. "Paid Not Played", brano più leggero, segna invece un graduale ritorno verso temi un pò più popolari nello stile dancehall. L'album contiene inoltre delle influenze hip hop con l'intervento del rapper Fat Joe.

Nel 2006 uscì "Too Bad", album dal sapore decisamente più dancehall che contiene "Driver A", traccia che divenne una famosissima hit, mentre l'anno successivo si esibì alla cerimonia di apertura della Coppa del Mondo di cricket assieme a Third World e Beres Hammond.

L'album "Rasta Got Soul" uscì nell'Aprile 2009, data che segnò anche il quarantatreesimo anniversario della visita in Giamaica da parte dell'imperatore Haile Selassie, avvenuta nel 1966.

L'album vide la partecipazione di vari collaboratori di vecchia data come Donovan Germain, Stephen Marsden e Wyclef Jean, e fu nominato ai Grammy come migliore album reggae dell'edizione 2010.

Nel Febbraio dell'anno seguente, invece, "Before The Dawn" fu annunciato vincitore della cinquantatreesima edizione dei Grammy, sempre come miglior album reggae.


Testi omofobi e controversie

Buju è sempre stato molto criticato per il brano "Boom Bye Bye", scritto all'età di quindici anni e uscito nel '92, che contiene liriche che incitano all'uccisione di uomini gay. Nel 2009 vari gruppi a difesa della comunità omosessuale si unirono nella richiesta di non ospitare il cantante negli Stati Uniti.

Nel 2004, dopo l'intervento di alcuni gruppi a sostegno dei diritti umani, Buju fu accusato di essere entrato in un appartamento accanto al suo studio di registrazione assieme ad altri dodici uomini e di aver percosso liberamente sei uomini presenti, ritenuti omosessuali. Le accuse però furono cancellate per mancanza di prove.

Ad ogni modo nel 2007 Buju, insieme ad altri artisti reggae, firmò un accordo, il Reggae Compassionate Act originato dalla campagna Stop Murder Music che stabiliva l'astensione dal'eseguire brani con testi omofobi o fare alcun tipo di commento omofobo; impegno che però, in seguito, negò di aver preso.


Accuse di droga e arresto

Nel Dicembre del 2009 la DEA (Drug Enforcement Administration) inviò il cantante in custodia a Miami, dove i procuratori statunitensi lo accusarono di possesso e spaccio di più di cinque chili di cocaina.

Buju fu poi trasferito nel carcere di Pinellas County dove rimase fino al processo, che però fu annullato sei giorni più tardi il 27 Settembre 2010 per l'impossibilità di raggiungere un verdetto unanime.

Durante il processo furono ascoltate le registrazioni audio con uno spacciatore - diventato poi informatore delle forze dell'ordine – nelle quali si parlava dettagliatamente di prezzi e di traffico di droga. Fu esaminata anche una registrazione video dove si distingueva chiaramente il cantante incontrare lo spacciatore e testare personalmente la cocaina estraendola da una busta da un chilo.

All'informatore vennero pagati 50.000 dollari per aver collaborato al caso. Il cantante fu rilasciato su cauzione e un nuovo fu processo fu programmato per il Febbraio 2011. Gli fu permesso di esibirsi in un concerto a Miami tra i due processi, che si tenne il 16 Gennaio 2011 e che registrò inevitabilmente il tutto esaurito.

Il 22 Febbraio 2011, Buju viene dichiarato colpevole di associazione a delinquere per la detenzione e lo spaccio di più di cinque chili di cocaina, possesso di armi da fuoco e favoreggiamento al traffico di stupefacenti. Fu ritenuto invece non colpevole del diretto possesso dello stesso quantitativo di droga.

Quattro mesi dopo, la sentenza: Buju Banton fu condannato a dieci anni da scontare in una prigione federale.

Secondo le ultime voci di corridoio ci sarebbe stata una riduzione della pena, per cui il cantante potrebbe essere libero entro la fine del 2016, con tre anni di anticipo rispetto alla sentenza.

A noi da bravi fan non resta altro che fantasticare su nuovi ipotetici live in giro per il mondo e sull'uscita di altri album che immaginiamo saranno, dopo lo sconto di questa pena, incredibilmente interessanti.